In un mondo dove tutti parlano dei giovani, c’è ancora chi con le “nuove leve” ha un rapporto attivo e propone idee e opportunità per un futuro dove i giovani siano protagonisti della loro vita
Ecco allora il pensiero del professore e dirigente Giancarlo Marcelli:.
” Si fa un gran parlare della formazione post diploma dei giovani, da praticare anche in funzione dei bisogni delle imprese, come testimoniato dalle associazioni di categoria, fugando opportunamente le preoccupazioni di chi ritiene che anche la formazione terziaria debba soddisfare i bisogni di conoscenza individuali, anziché quelli più ampi sociali e culturali della comunità, non circoscrivibili nella mera conoscenza di apparecchiature e fenomeni legati al momento e alla circostanza, come quelli dell’Intelligenza Artificiale, guidati per fortuna dall’uomo e dalle sue intuizioni scientifiche.

Personalmente ritengo che la contrapposizione vada armonizzata attraverso l’ausilio di una attenta valutazione del contesto, finalizzando comunque risorse pubbliche alla scienza e alla tecnologia nella sua complessità innovativa e dirottando finanziamenti privati verso la formazione promossa per soli fini industriali e produttivi.
Nel 2008, con un DPCM, la formazione pubblica si è arricchita del modello terziario degli ITS e degli IFTS, per i quali i soggetti coinvolti, in un sistema misto di interessi, hanno per oltre un decennio ben collaborato. Gli ITS (istituti tecnici superiori) sono stati all’inizio fortemente sostenuti dalla finanza pubblica e guidati da direttive del Ministero dell’Istruzione, a tutela dei finanziamenti stanziati e delle finalità delineate per una formazione tecnico scientifica nella quale si dovevano armonizzare finalità di competenze generali con quelle particolari che abbracciavano le filiere più significative dello sviluppo, delineate dalla Comunità Europea. I privati hanno collaborato con finanziamenti marginali, seppur utili, osservando e attendendo con interesse lo sviluppo di tale formazione specifica, ma diversa da quella Universitaria, seppur non contrapposta. Ricordo i contributi ottenuti a fatica per il primo ITS delle Marche realizzato e la difficoltà affrontate, nella circostanza in cui molti imprenditori reclamavano interessi formativi tecnici specifici, anche prevalenti su quelli scientifici generali. Con la legge n. 99 del 15 luglio 2022, è stata praticata una conversione di parte degli ITS (tecnici) in ITS (Tecnologici) Academy, privilegiando di fatto, con soldi pubblici questa necessità formativa occupazionale, un po’ osannata in quanto, a mio avviso, uomo di scuola e ex Presidente di ITS, limitata solo al contesto. L’osservazione non vuole essere una critica ideologica, ma una constatazione culturale nel senso che la formazione terziaria viene indirizzata con tale legge verso scelte localizzate e specificatamente legate al territorio, in contrapposizione alla circostanza in cui gli ITS originari erano un isola felice di modelli formativi adottati con metodologie e finalità generali quasi una sorta di “problem solving tecnologici”. Ricordo con assoluta nostalgia le circostanze passate, in cui tanti giovani nell’ITS fabrianese apprendevano principi generali del risparmio energetico per trasferirlo poi nei territori di provenienza: Veneto, lazio, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia. Quando è arrivata l’idea che gli ITS andavano orientati verso le problematiche occupazionali locali, con una ingerenza poco riguardosa sotto l’alibi del limitato numero di iscritti, è accaduto che tale proposito ha trovato una destinazione con una identità tecnico scientifica limitata. A un uomo di scuola poi sentir dire che i docenti dovessero essere in gran parte i tecnici delle imprese coinvolte nella Fondazione, individuata come struttura di gestione, ha creato perplessità, perché tale compito doveva essere in capo al sistema formativo nazionale per definire standard formativi e individuare competenze professionali da coinvolgere, non associazioni di categoria che nel tempo rischiano di trasformare la scuola in una sorta di impresa, realizzata paradossalmente con fondi pubblici.
Provo a ricordare e riproporre quanto a suo tempo feci per la legge 99 nei contesti istituzionali:
1 – Gli ITS “Academy” realizzino un sistema terziario di formazione nazionale, sotto un’unica regia affidata al MIM e al Ministero dell’Università, e sostenuto dai soggetti territoriali pubblici e privati interessati;
2 – Ogni ITS diventi sistema formativo nazionale che si organizza in modo funzionale ai temi assegnati e si ponga l’obiettivo di una mission generalizzata di pratiche scientifiche, capitale comune del sistema;
3 – Il ruolo degli Istituti di istruzione secondaria e delle università nella formazione ITS siano prevalenti su quelli di enti di altra natura, che potranno essere essere coinvolti, ma non assumere il ruolo di gestori.
In ultimo propongo il commento del direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, in merito a quanto espresso:
“Gli attuali ITS hanno sempre cercato di stringere legami forti con il sistema produttivo circostante (in qualche caso con ottimi esiti, in altri con meno successo), molto meno con il sistema scolastico e quello universitario. A differenza di Francia e Spagna, dove le Sections de Techniciens Supérieurs (STS) e i corsi di Ciclos Formativos de Grado Superior sono direttamente incardinati negli istituti tecnici e professionali, da noi la tendenza degli ITS è di rendersi autonomi dagli istituti di provenienza degli studenti sia come infrastrutture sia come contenuti dei corsi. Oggi gli ITS appaiono come monadi, senza legami organici con il resto del sistema di istruzione: questo comporta che pochi studenti delle superiori siano a conoscenza degli ITS come possibili alternative agli studi universitari e che, inevitabilmente, il loro sviluppo proceda a passo lento. Lo stesso isolamento esiste rispetto al sistema universitario”.
In un possibile percorso di revisione futura e miglioramento per un vero sostegno verso gli ITS, penso che si debba trovare questo rapporto istituzionale, pena la scomparsa dell’esperienza in corso per mancanza di raccordi culturali.
Giancarlo ing. Marcelli DS in quiescenza e ex Presidente ITS.


