Gli indifferenti

Come sembrano tetre quelle ‘Tribune elettorali’ degli anni ’60 e ’70 …, con i politici ingessati nell’abbigliamento e nell’esprimersi, con gli intervistatori ingabbiati nei tempi e con le domande perfettamente allineate alla loro emanazione.
Ma il linguaggio era nel rispetto di chi ascoltava, di sovrapposizioni non ce n’erano: il destinatario, cioè il telespettatore, era il personaggio centrale in quelle trasmissioni.
Oggi quelle tetre ‘Tribune’ sono sostituite da spettacoli dove i conduttori godono delle risse, dove alcuni strapagati giornalisti non hanno vergogna per quello che dicono e per come lo dicono.
C’è un giornalista, Antonio Padellaro, che già partecipava, giovanissimo, alle ‘Tribune’ in bianco e nero ed è presente oggi nei discutibili dibattiti televisivi.
Padellaro, giovane parto dell’ Unità, organo dell’allora PCI, metteva paura per lo sguardo torvo che lo caratterizzava, oggi è indubbiamente il giornalista più equilibrato ed obiettivo fra i tanti ex staliniani che schiattano di rabbia solo a pensare alla Presidente del Consiglio, arrivata a quel ruolo semplicemente perché preferita dalla maggioranza degli elettori.
Solo poche sere fa Padellaro ha detto che è stufo degli attacchi stupidi della sinistra, spesso pretestuosi e meschini, rivolti alla Meloni, egli auspica, invece, che la sinistra analizzi i perché dei suoi insuccessi e che faccia ammenda delle tante difficoltà da essa creata agli italiani, con opere e soprattutto con tante omissioni.
Padellaro ha innocentemente smascherato i ‘maiali’ di Orwell.
Con venti anni di ritardo rispetto a quando le stesse cose le scriveva Piero Ostellino, Padellaro vede finalmente quei grossi imbroglioni della sinistra, i quali, sulla pelle di milioni di creduloni che li sostengono, quando arrivano ad uno stipendio di 15.000 euro al mese con possibilità di incrementi illimitati, continuano a spandere belle parole a beneficio di chi ha una vita piena di difficoltà, ma in realtà sono maestri nell’esercitare una raffinata indifferenza.
Un’altra maschera sta cadendo in questi giorni, finalmente.
Alcuni intellettuali, espressione della sinistra, i quali, vivaddio, hanno la dote del discernimento, cominciano a dubitare che i fascisti di oggi siano proprio i troppi antifascisti violenti in circolazione, i quali dispongono di tanto tempo libero e non hanno necessità di lavorare per sostentarsi.
Domenico Aquili


