Anche questa settimana, nello spazio riservato alla “Buona Notizia”, il nostro e vostro Domenico Aquili, ci stupisce con delle citazioni storiche che ci permettono di “pensare e riflettere”.

“Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi…”
Così Virgilio inizia la sua prima Bucolica.
Egli parla di Tityro, ma in verità parla di se stesso, della sua esperienza di serafico e tranquillo agricoltore che vede la sua vita sconvolta dai ‘padreterni ‘ di Roma i quali, di ritorno da una guerra, intendono ricompensare i soldati con le terre confiscate a chi le coltivava da secoli.
Definiamo ‘serafico e tranquillo ‘ il lavoro dell’agricoltore perché, visto da fuori, ne cogliamo soltanto le positività.
Sarebbe buona cosa, invece, fare una esperienza di qualche mese affiancando, con gli stessi ritmi, chi effettivamente svolge quell’attività fatta di esigenze assolute, di scadenze perentorie, di fenomeni atmosferici, di capricci ed imprevedibilità della natura, di malattie che possono compromettere i raccolti, e ancor più gravemente il patrimonio consistente in animali d’allevamento.
Per non parlare poi della salute dell’agricoltore stesso che deve ignorare eventuali problemi fisici che per un impiegato della Pubblica amministrazione verrebbe richiesto il prepensionamento.
Seguendo il programma televisivo GEO, uno dei pochi salvabili da una distruzione catartica, ci rallegriamo per le storie di tanti giovani, spesso professionalmente dotati, i quali abbandonano le città, rinunciando ad agitezze e convenienze, e scelgono i lavori della terra con tutti i problemi che essi comportano, pur di seguire la loro passione.
Un esempio di questi lo troviamo, non in un programma televisivo, ma a due passi da noi, a Giulo di Pievetorina.
Il nostro Tityro si chiama Stefano, poco più che ventenne, con un diploma da ‘perito agrario’, con un paio di fugaci esperienze nel campo del lavoro industriale, ha scelto di vivere con la natura, fra i monti in cui è nato, seguendo gli insegnamenti di una famiglia di sani principi, dedita al lavoro, incline al ‘dare alla società anziché depredarla’.
A Tityro (Virgilio) andò bene perché usufruì della raccomandazione di Mecenate e potè parare il colpo dei ‘padreterni di Roma ‘.
La gente delle nostre montagne ha a che fare con i ‘padreterni di Macerata ‘, i quali, invece di recarsi periodicamente a baciare i piedi di chi presidia, cura, e trae profitto da territori impervi, con molta incoscenza e insensibilità creano loro problemi.
Stefano è caduto, suo malgrado, in un problema creato da una ‘invasione ‘ irrispettosa e sconveniente.
Perché la gente più umile deve sempre subire davanti ai detentori di un potere da quattro soldi?
Ricordo un vecchio contadino il quale si lamentava sommessamente, molti anni fa, perché uno di quei cacciatori ‘ perditempo’
si piazzava, nella giusta stagione, ad aspettare il passaggio degli uccelli sempre sotto l’albero dove cresceva l’uva più buona, e magari non sparava un colpo, ma riempiva sacche e saccocce con il frutto del lavoro del contadino.
Il riscatto delle sofferenze e delle umiliazioni patite da chi coltivava la terra è stato lungo e contrastato.
Sarebbe ora che ci fosse un rispetto maggiore.
Domenico Aquili


